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Solitudine abitata
Apro lo studio all’alba,
per sfuggire al soffio rovente di luglio.
L’odore denso della stanza
mi cattura e riporta al lavoro,
al senso rassicurante delle cose.
Le ore si stendono lente.
Tapparelle abbassate,
la luce fende lo stesso:
schegge dorate sul pavimento,
come palpebre socchiuse del giorno.
I raggi si allungano, vibrano
sulla polvere sospesa.
Un silenzio pieno di calore.
Il sole è già alto, un disco incandescente.
Fisso lo schermo acceso,
mi perdo in viaggi tra i ricordi:
cammino accanto a mia madre,
la sua voce è un’eco silenziosa,
il suo profumo,
così netto,
così vivo.
Quando il sogno è finito,
la luce è fuggita dall'altro lato.
La giornata è finita.
Amo la solitudine
quando non è vuota,
quando è abitata da me stessa.
Rendo di più, lo so,
se accanto c’è qualcuno,
anche senza parole.
Ma da solo
la mente gira
come una trottola impazzita,
o resta immobile,
troppo stanca
per levarsi in volo.
Franco